Sommelier, docente di grande esperienza e grande passione, Fabio Volpentesta guida numerosi corsi base e avanzato di Degustazione vini, con percorsi di approfondimento come cioccovino, Francia da bere, bollicine, Enografia nazionale, Alimentazione e vino, Seduzione con il vino. A questa pagina tutti i suoi corsi.

Il tratto principale del mio carattere
Sicuramente quello che mi contraddistingue è la curiosità  e la sete di conoscenza  in diversi campi, soprattutto in quello professionale che affronto sempre con entusiasmo , empatia  e passione.

La qualità che più apprezzo in una persona
La schiettezza e l’intelligenza

Il mio principale difetto
A volte la permalosità e, ammesso possa considerarsi un difetto, la pignoleria e la cura dei dettagli

La mia occupazione preferita
Leggere e approfondire …..e dedicarmi alle mie passioni preferite, la cucina e la fotografia

Il mio sogno di felicità
La “La pace nel mondo” , frase molto amata dalle Miss Italia alla loro prima intervista; a parte gli scherzi, non ho un vero sogno di felicità, mi basta essere gratificato  e appagato per quello che faccio per lavoro o, semplicemente,  per piacere

Cosa sognavo di essere da bambino
Sinceramente quello che sono oggi; da piccolo giocavo con mio fratello al maestro con una lavagna finta e gessetti colorati. Fin dai tempi dell’università mi dedico alla didattica e alle relazioni con professionisti (come quando lavoravo come informatore scientifico del farmaco)

Il profumo o odore che preferisco
Proprio come Proust (che nel suo romanzo più famoso cita il profumo delle Madeleine cheevocano in lui  emozioni piacevoli e lontane nel tempo),  il ricordo dell’odore dell’erba tagliata mi fa tornare con la memoria ai tempi dell’asilo e del signore che falciava il prato fuori la scuola.   Un profumo che preferisco è quello che sprigionano certe spezie, dalla cannella alla noce moscata e zenzero.

Il mio luogo del cuore
Naturalmente il paese d’origine di mia madre, Gallipoli, nel meraviglioso Salento

Un oggetto a cui sono particolarmente affezionato
Il mio primo cavatappi professionale regalatomi da una cara amica e collega

I miei artisti preferiti (scrittori, pittori, musicisti, fotografi…)
Luigi Moio non è uno scrittore propriamente detto, ma un grande enologo , produttore di vini di fama internazionale e docente universitario;  le sue pubblicazioni sono illuminanti  ed estremamente interessanti.     Come musica amo quella dei miei “tempi”, dai Dire Straits e Pink Floyd fino ai Queen, Simple Mind, R.E.M., Battisti, Zucchero.

Quel che detesto più di tutto
L’ignoranza, l’insensibilità e la superficialità…ma anche gli estremismi in generale (da quello politico, religioso, sociale)

Il dono di natura che vorrei avere
Una memoria più ferrea

Un obiettivo per il futuro
Viaggiare e conoscere luoghi mai visti prima

Il mio motto
“L’attesa del piacere è essa stessa un piacere” di Gotthold Ephraim Lessing

Come è nata (e poi cresciuta) la passione per il mondo del vino?
Quasi per caso, con un piccolo corso di introduzione alla degustazione dei vini  in un ristorante, molti anni fa; poi ho proseguito iscrivendomi all’ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) e successivamente diventandone relatore.  A quel punto, volendo migliorare e approfondire le mie conoscenze nel settore sono diventato Sommelier e docente FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori)

Cosa diresti a un nuovo corsista per invitarlo a partecipare?
Quello che dico all’inizio dei miei corsi o a chi me lo chiede:  iniziare come ho fatto io, con piccoli corsi o lezioni base per capire se il mondo dell’enologia può interessare e appassionare.   Successivamente, se si è davvero convinti (al di là delle priorità o motivazioni personali o professionali), fare il salto di qualità puntando al diploma di sommelier.  La mia più grande soddisfazione è, in tutti questi anni di docenza come libero professionista, aver conosciuto molti ragazzi e ragazze che oggi sono diventati non solo amici, ma anche colleghi.

Raccontaci un aneddoto significativo legato a uno dei corsi che hai tenuto.
Ce ne sarebbero diversi; ricordo una sera, quando una coppia mi ha regalato una Jéroboam (3 litri) di Prosecco in una bellissima cassa di legno, che credevo di portare a casa; invece mi hanno chiesto di servirla a tutti i partecipanti alla lezione.      C’è anche un ricordo, per la verità poco piacevole, quando un mio tutor, nel prendere male la confezione con 4 bottiglie per la degustazione (sinceramente il cartone non era del tutto rigido e sicuro) le ha fatte cadere tutte:  “degustazione” virtuale…ma mi sono fatto perdonare le serate successive.

Cosa ne pensi del mondo dell’enologia oggi?
La domanda è difficile e complessa; in poche parole, il primo pensiero che mi viene in mente, è che si tratta di un mondo decisamente entusiasmante e stimolante, sempre in movimento e dinamico. Spesso devo aggiornare le slide delle mie lezioni per affrontare e spiegare nuove realtà enologiche, tecniche e/o strumenti moderni, personaggi emergenti, vini particolari o di nuova concezione. C’è sicuramente grande attenzione e curiosità nel settore dell’enologia e della degustazione in particolare; ne sono una conferma le quotidiane pubblicità ai numerosi corsi.   

Quale vino suggeriresti per una serata a due, e perché?
Altra domanda complicata; quando tratto l’argomento dell’abbinamento cibo-vino, parlo anche del criterio psicologico o emozionale. In una serata romantica a due, per una ricorrenza o un anniversario, un “cult wine” è da sempre la bollicina, in primis Champagne o un pregiato Trento Doc, Franciacorta, Alta Langa. Come racconto nella mia lezione “Sedurre con il vino”, le bollicine solleticano il palato, mettono di buon umore, affascinano con il loro perlage, sono da sempre  un must dell’incontro amoroso. Però io suggerirei anche di analizzare i piatti serviti e considerare anche altri vini in abbinamento, ma a questo punto il discorso si fa più articolato e dettagliato.

Qual è il consiglio più importante che daresti a chi si avvicina alla degustazione?
Consiglio sempre di farlo con impegno e rispetto; a tal proposito cito sempre Emile Peynaud, grande enologo francese di fama internazionale,  che diceva  “Un buon assaggiatore deve avere una percezione sensoriale netta, una solida esperienza ma, prima di tutto, il gusto del vino“