Docente dei corsi di Autostima, Comunicazione non violenta, Ascolto attivo, Viaggio fuori dalla comfort zone e Gestione dei conflitti, Simona Pavesi si racconta così, attraverso le domande del Questionario di Proust (rivisitato). Alla sua pagina tutte le proposte.

Il tratto principale del mio carattere
Userei la parola coinvolgimento, una virtù che mi appartiene sin da quando sono bambina e mi inventavo giochi per strada per potermi divertire con gli altri bambini e bambine.

La qualità che più apprezzo in una persona
La capacità di dire di no con assertività. Rimango sempre affascinata, anche se il no mi riguarda, dalle persone che riescono ad ascoltare i propri bisogni.

Il mio principale difetto
La generosità, è un mio pregio ma anche un mio difetto. Diventa un difetto quando è completamente verso l’altro e c’è una mancanza di gratitudine.

La mia occupazione preferita
La creatività è ciò che da sempre mi fa stare bene. Ogni volta che creo qualcosa di nuovo o faccio una nuova connessione, mi sento proprio bene.

Il mio sogno di felicità
Riprendo la celebre frase di Mandela che è la mia frase di felicità: “Lasciarsi guidare dalle proprie  ispirazioni e non dalle paure”. Avere fede, fiducia e amare ciò che si fa…è già la felicità.

Cosa sognavo di essere da bambino
Non mi ricordo un sogno preciso, so sicuramente che la creatività mi avrebbe accompagnato sempre. Da bambina giocavo per strada, i giochi erano tutti di pura fantasia, contava il gruppo e stare insieme.

Il profumo o odore che preferisco
Sicuramente l’incenso, ma proprio l’incenso puro delle funzioni religiose.

Il mio luogo del cuore
Le mie origini materne arrivano dall’appennino modenese. Ecco a me basta tornare qui, nella casa in mezzo al bosco a contatto con la natura

Un oggetto a cui sono particolarmente affezionato
Un paio di forbici che usavo fina da piccola per ritagliare le figure dai giornali e creare collage. Le ho appesa in casa.

I miei artisti preferiti (scrittori, pittori, musicisti, fotografi…)
Mi immagino di entrare in una mostra di Markus Reatz, in cui c’è un notturno di Chopin come musica diffusa e a ogni opera le didascalie scritte da Fosco Maraini, comprensibili solo con la frequenza del cuore. Ovviamente l’allestimento è a cura di Bruno Munari e Gianni Rodari.

Quel che detesto più di tutto
Sono una tipologia di persone: “i bari”. Quelli che non dicono mai le cose come stanno e fanno il gioco sporco. Ecco…faccio molta fatica

Il dono di natura che vorrei avere
Mi piacerebbe avere il dono della scrittura che apre tutte le porte della fantasia. Quella scrittura fluida che quando leggi ti porta ad immaginare subito

Un obiettivo per il futuro
Dedicarmi e stare in piena presenza nel mio presente, perché è qui che si mette il semino per il futuro.

Il mio motto
E’ la Regola D’oro “Tratta l’altro come vuoi essere trattato”

Come è nata (e poi cresciuta) la passione per il mio lavoro?
In realtà oggi continuo a fare ciò che facevo da bambina, quando inventavo giochi per stare con gli altri bambini. Oggi utilizzo la creatività per progettare e proporre percorsi a gruppi di persone fatti di esercitazioni esperienziali.

Cosa diresti a un nuovo corsista per invitarlo a partecipare?
Potresti essere il protagonista di alcune tue serate, e non solo uno spettatore o un lettore.

Raccontaci un aneddoto significativo legato a uno dei corsi che hai tenuto.
Il primo numeroso gruppo del corso di autostima formatosi durante il lockdown, due giorni dopo la fine del corso aveva già un gruppo whatsapp, che ancora oggi viene utilizzato solo per condividere tutte le cose belle che ci accadono e piccole conquiste di autostima.

Qual è il consiglio più importante che daresti a chi intraprende uno dei tuoi percorsi?
L’unico requisito richiesto è la curiosità e la voglia di scoprirsi mettendosi in gioco. Si entra a far parte di un gruppo e attingiamo alla sua ricchezza.